Sessualità maschile e sessualità senza uomini: un’analisi

Nel testo che segue, utilizzerò la terminologia “sessualità maschile” per connotare politicamente un tipo di sessualità e gli atteggiamenti che di cui gli uomini si servono per agire potere su base sessuale.

Possiamo definire la sessualità maschile come una delle articolazioni del potere patriarcale eterocisnormato; e, esattamente come qualsiasi altra forma di potere, ha la capacità di differenziarsi e adattarsi alle situazioni in modo tale da poter colpire e agire sempre con la stessa efficacia.
Questa capacità di differenziazione fa sì che un determinato sistema di potere – il patriarcato, ad esempio – estrinsechi in modo diverso e adattato una stessa struttura in base al luogo in cui colpisce o al corpo su cui va ad agire. Risulta particolarmente efficace, al fine di argomentare la tesi che sto sostenendo, utilizzare e prendere come esempio proprio la sessualità maschile in quanto tecnologia del potere patriarcale.

Avevo quindici anni quando presi la decisione di estromettere gli uomini dalla mia vita sessuale. Questa decisione non la presi perché non mi piacevano le dinamiche sessuali con corpi codificati come “maschili” che avessero un pene, ma piuttosto perché le piccole e poche esperienze che avevo avuto dai tredici anni in poi erano bastate a farmi capire che il sesso con gli uomini per me non poteva essere un luogo sicuro. Imparai sin da subito che il mio corpo nel sesso con un uomo finiva per essere sfruttato, usato, inferiorizzato; che il fine ultimo di ogni pratica che si metteva in atto era il soddisfacimento di chi avevo davanti, che il mio stesso essere lì era in funzione di un piacere che non era il mio e che certe fantasie che avevo potevano essere belle e appaganti soltanto nella mia testa, perché nella realtà quelle stesse pratiche si erano dimostrate essere brutte, svilenti e umilianti – ovviamente non conoscevo ancora il BDSM e la possibilità di poter performare certe dinamiche di potere in un contesto sicuro e controllato. Decisi quindi di organizzarmi diversamente, e dai quindici anni in poi strutturai la mia sessualità in modo che non comprendesse gli uomini. Credevo, molto ingenuamente, che questo mi avrebbe tenuto al sicuro.

Essere un corpo femminilizzato vuol dire fare i conti con il fatto che gli uomini non sono mai fuori dalla tua sessualità o dal modo in cui organizzi il tuo corpo. E l’articolazione di potere che sto chiamando sessualità maschile, che è composta da una serie di comportamenti predatori, è portato a doversi differenziare per poter agire su tutte le soggettività che sono altro rispetto all’uomo cisgender eterosessuale. Per tutta la vita ho osservato – e osservo ancora oggi – come la sessualità maschile colpisca in modo diverso e, appunto, differenziato me e le altre soggettività che si discostano dalla performance della mascolinità.

Capii che gli uomini non erano davvero fuori dalla mia sessualità perché sin da subito imparai a fare i conti col fatto che la mia sessualità sembrava esistere comunque per il loro uso e consumo. Essere una persona afab socializzata come donna o come lesbica e articolare la propria sessualità e le proprie relazioni con altre persone afab con un aspetto ugualmente femminilizzato, vuol dire esporsi a tutta una serie di violenze specifiche e peculiari.

E la sessualità maschile in questo caso agisce in due modi differenti, che sono però intersecati tra di loro. Il primo è la sessualizzazione delle dinamiche in cui sono presenti due o più corpi femminilizzati che vengono socializzati contemporaneamente come donne e come lesbiche, che quello che fa è ridurre queste situazioni a performance per il piacere maschile. Quello che si sta facendo non viene quindi codificato realmente come sesso, come un atto in cui delle persone si danno piacere a vicenda, ma come una performance realizzata e pensata per il soddisfacimento di chi opera un’intromissione violenta in un ambito da cui era stato escluso. Succede, quindi, che l’uomo si ritaglia con la forza un posto in una dinamica che era stata strutturata senza la sua presenza.
La rappresentazione di queste dinamiche portata avanti dalla pornografia ha sicuramente un ruolo importante nella strutturazione dello sguardo maschile voyeuristico e stuprante – dinamiche vengono messe in atto da persone che non è previsto che abbiano una sessualità propria, un corpo in grado di provare piacere, e che riescono a godere l’unə dell’altrə senza che vi sia un uomo ad imporre il proprio corpo. La sessualizzazione agita in situazioni come questa parte da uno degli assunti fondanti del sistema patriarcale, ovvero che un qualsiasi corpo femminilizzato o socializzato come “donna” sia lì per il soddisfacimento e il consumo maschile. Non solo: il sesso viene considerato tale solo se fallocentrico e solo se nell’atto sessuale è presente un pene organico; tutto il resto viene considerato un suo surrogato peggiorativo, nonostante il dildo come tecnologia sessuale abbia messo e metta tutt’ora ampiamente in crisi la sessualità eteronormativa. Ed è proprio a partire da questo, infatti, che il dildo è stato costruito come surrogato peggiorativo del pene dal discorso patriarcale: dalla frustrazione – e qui Paul Preciado può venirci in aiuto – provata per aver “estratto” l’organo che istituisce il corpo come “naturalmente maschile” e averlo chiamato dildo, compiendo con questo atto quello che è stato un passo decisivo nella decostruzione dell’eterosessualità1. Il sistema reagisce sempre ai tentativi di decostruire le sue strutture, e infatti sono stati organizzati diversi discorsi in reazione a quello che rappresenta realmente il dildo; e al tempo stesso patologizzante le persone che scelgono di indossarlo.
La seconda modalità con cui agisce la sessualità maschile in questi casi è la punizione sessuale normalizzante e il tentativo di ricondurre entro i binari dell’eterosessualità normativa o della cisgenerità il corpo che ne è fuoriuscito. Questa precisa articolazione del potere che identifico col costrutto “sessualità maschile” ha al suo apice quello che viene chiamato stupro correttivo, ovvero un abuso sessuale agito partendo dal presupposto di dover correggere le storture che, secondo gli standard patriarcali ed eterocisnormativi, hanno reso un determinato corpo colpevole di aver violato le leggi dell’eterosessualità e/o della cisgenerità. E’ tramite il dispositivo dello stupro correttivo che il sistema cerca di ricondurre certi tipi di dissidenze entro il recinto della ciseterosessualità.
A costituire le fondamenta su cui si fonda il fenomeno degli stupri correttivi c’è una solida impalcatura fatta di altre violenze, manipolazioni, invalidazioni, feticizzazioni. La sessualizzazione di cui parlavo prima potremmo farla rientrare, in realtà, proprio nel sostrato che sta alla base di tutto questo, perché ad esser sessualizzati sono sempre i corpi su cui viene agito un potere stuprante. Il patriarcato ci insegna che il sesso è sesso solo se è presente un uomo con un pene, e l’estrinsecarsi di questo sistema di sessualizzazione-punizione sta alla base di come il sistema organizza la gestione delle sessualità che non contemplano la presenza di uomini cis nella loro strutturazione – si tratta di fatto del tentativo di estromissione del proprio oppressore dal proprio corpo, di un modo per cominciare ad organizzare un principio di resistenza, ed ogni volta che in questo sistema una soggettività marginalizzata prova a sottrarsi ad una certa oppressione scatta la punizione.

La differenziazione del potere di cui ho parlato all’inizio sta nel fatto che le modalità con cui la sessualità maschile agisce in questi casi è una modalità peculiare – non è la stessa, ad esempio, che opera sulle persone che si definiscono donne cisgender eterosessuali che hanno relazioni con uomini cis, nonostante ci siano al tempo stesso situazioni che sono comuni a tutte le persone il cui corpo viene costruito come a disposizione gli uomini cisgender eterosessuali (catcalling, molestie, ecc.). La sessualità maschile è un dispositivo al tempo stesso rigido, duttile, uguale e differente – è qualcosa che pervade l’intera realtà e con cui, se hai un certo tipo di corpo, sei obbligatə a dover fare i conti. E’ in grado di agire con la stessa violenza tramite modalità diverse; è una sessualità basata su un esercizio di potere socialmente legittimato, promosso e auspicato.

Ho capito che gli uomini non erano davvero fuori dalla mia sessualità quando mi sono reso conto che avrei dovuto, in un modo o nell’altro, imparare a gestire le continue ingerenze violente, i tentativi di ricondurmi al regime eterocisnormato, le continue feticizzazioni e sessualizzazioni, le domande e le considerazioni non richieste e situazioni che diverse volte sono diventate parecchio pericolose. Non scopare con gli uomini è un affronto al sistema in cui viviamo. Dimostrare che è possibile, per noi che siamo stat3 inferiorizzat3 e il cui corpo è visto soltanto in funzione altrui, godere senza che ci sia un uomo dotato di un pene è considerato un atto di tracotanza. E’ una cosa che non ti viene mai perdonata. Ma per me ne è sempre valsa la pena.

In questo testo ho chiamato “sessualità maschile” quell’insieme di comportamenti che partono da una posizione di potere e privilegio oggettiva e pienamente legittimata a livello sociale, ovvero la posizione dell’uomo cisgender eterosessuale, e che hanno il fine e lo scopo di assoggettare un corpo tramite un potere agito partendo dalla sfera sessuale. E li chiamo “sessualità maschile” perchè è così che la sessualità dell’uomo eterocis si organizza: con una continua reiterazione del potere eterocispatriarcale a scapito di tutti gli altri corpi.








  1. Paul B. Preciado, “Manifesto controsessuale” ↩︎

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *